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di Maurilio di Stefano
(revisione a cura di Marco Maculotti)
fonte immagine: edwardjmoran

 

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Anche se è ormai opinione diffusa che lo show abbia perso colpi e continui a rotolare sempre più in fretta lungo quel piano inclinato a precipizio che è lo spietato giudizio dei fan, è impossibile negare a THE WALKING DEAD, la serie televisiva messa in onda a partire dal 2010 dal network americano AMC come prodotto originale, il merito se non altro di aver fatto breccia in maniera più che prorompente nell’immaginario collettivo e nella cultura popolare con le sue storie di zombie e sopravvivenza estrema ambientate in un non meglio precisato futuro post-apocalittico. 

Ma la serie non è riducibile a mero trionfo dello splatter, scontri armati tra gruppi di sopravvissuti e interrogativi sociologico-esistenziali di portata più o meno ampia. C’è infatti molto altro, per l’occhio capace di scrutare un po’ più a fondo (o per lo meno così ci piace pensare): corrispondenze e analogie che, se lette a livello esoterico, additano a simbologie piuttosto pregnanti di diversi mitologemi e religioni antiche. Cercheremo in questo articolo di identificarle e analizzarle una ad una.


RICK GRIMES: SATURNO/KRONOS IN ESILIO E L’ETA’ DELL’ORO

Nell’episodio pilota, andato in onda non a caso il 31 Ottobre 2010 – vale a dire la notte di Halloween/Samhain [1] – Rick Grimes, il vice-sceriffo che sarà il protagonista per tutte le stagioni dello show ad oggi realizzate, si risveglia dopo circa un mese di coma in un ospedale abbandonato e invaso da cadaveri. Per quanto debole e spaesato, non impiega molto a capire cosa sia accaduto: la vita, la realtà, il mondo così come li conosceva non esistono più e la terra è infestata da miriadi di zombie, morti viventi, morti che camminano – da cui ovviamente il titolo della serie. Ci bastano già queste poche informazioni introduttive a riscontrare evidenti analogie con almeno due importanti ambiti tematici legati alla mitologia e all’esoterismo: l’esilio del dio Saturno/Kronos sull’isola di Ogigia e la Caccia Selvaggia.

Secondo il racconto mitico, giunto a noi principalmente attraverso le parole di Plutarco, il dio sovrano dell’età aurea, Saturno/Kronos, detronizzato dal figlio Giove/Zeus, venne esiliato ai confini estremi della terra conosciuta, in un luogo situato al di là delle Colonne d’Ercole, sulla cosiddetta Isola dei Beati o, in alternativa, su Ogigia. Là, il celebre dio dell’età dell’oro giaceva così addormentato, potremmo dire appunto in stato di coma, in una caverna insieme ad alcune anime beate: estranea al regolare fluire del tempo, l’isola era immersa in un’eterna primavera e non era esposta alle influenze e ai cambiamenti altrimenti ovvi derivati dal mondo esterno [2].

Il parallelismo con la situazione di Rick Grimes è evidente: addormentato in stato comatoso in una stanza d’ospedale sigillata da non si sa bene chi, il vice-sceriffo riesce a sopravvivere per un mese intero agli assalti dei morti viventi. Per inciso, la figura del personaggio costretto in coma in un qualche luogo isolato in attesa del risveglio da verificarsi alla fine di un ciclo cosmico [3] è comune a molte culture, e sarebbe per noi impossibile parlarne qui estesamente: ci basterà citare Re Artù e il dio della mitologia norrena Odino [4]. 

Inoltre, come sarà presto chiaro sin dai primi episodi, Rick Grimes è destinato a divenire leader, guida, ispirazione e non di rado anche giudice di un piccolo gruppo di sopravvissuti con cui si troverà a condividere parte della sua ‘nuova’ vita, gruppo che nella mente dello spettatore andrà a identificarsi ben presto con la parte ‘buona’ dell’umanità sopravvissuta al virus che trasforma in walkers, in morti che camminano.

Non è dunque difficile completare il quadro e far coincidere la figura di Rick con quella di Saturno che, ridestatosi dal lungo coma durante il quale l’umanità è piombata nella mortalità e nella linearità temporale (Chronos), è pronto a ricondurre quanti vogliano seguirlo verso una nuova età di pace e prosperità, e a ristabilire così la ciclicità delle ere cosmiche propria dei tempi antichi e tornare a regnare su una rinnovata Età dell’Oro. Aprendo una piccola parentesi, è evidente il parallelismo con The Stand, uno dei più celebri e voluminosi romanzi di Stephen King, pubblicato nel 1978 e diffuso in Italia con il titolo L’ombra dello scorpione, in cui un virus influenzale decima la popolazione mondiale e i superstiti si riorganizzano in due macro-fazioni che rappresentano grossomodo il bene e il male.

Del resto tra TWD e Stephen King si frappone come unico grado di separazione Frank Darabont, ideatore della serie nonché regista del pilot, già precedentemente noto per aver diretto le versioni cinematografiche di due delle storie più toccanti e care al pubblico che King abbia mai scritto, Le ali della libertà e Il miglio verde – per altro entrambe ambientate in un carcere, altro tipico luogo ‘isolato’ dal mondo e con regole tutte sue che i fan della serie sanno costituire il rifugio di Rick Grimes e ‘i suoi’ per tutta la durata della terza stagione e buona parte della quarta.


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I ‘VAGANTI’ E LA LEGGENDA DELLA CACCIA SELVAGGIA

Tornando al mito, la processione di walkers (resi in Italiano come ‘vaganti’) rimanda invece a un altro tema caratteristico di molteplici culture di derivazione indoeuropea: la Caccia Selvaggia [5]. Questa leggenda, riscontrabile sotto diverse spoglie nella tradizione mediterranea, in quella germanico-norrena, britannica, e addirittura induista, vuole che nelle notti che seguono il solstizio d’inverno i confini che separano il mondo dei vivi da quello dei morti si facciano più labili [6] e possa verificarsi che un’orda di non-morti, morti che camminano, o se preferiamo zombie dall’aspetto macilento e disperato, si lanci in selvagge scorribande sulla terra, dispensando terrore e presagi di sventura a chi si trovi ad imbattersi in essa. Ed è proprio qui allora che ritroviamo il nostro protagonista, il vice-sceriffo Rick Grimes, personificazione del nuovo Sole/Saturno, ridestato/ritornato/rinato per condurre di nuovo l’umanità a un’età aurea di pace splendore e prosperità.

Ci pare quasi superfluo sottolineare l’analogia con Halloween, la festa di antichissime origini collegata alla celebrazione celtica di Samhain che si svolge nella notte tra il 31 ottobre e il 1 Novembre (data, ricordiamo, di messa in onda dell’episodio pilota di TWD), altra ricorrenza tipica in cui la soglia tra mondo dei vivi e mondo dei morti si assottiglia, il portale si apre, e si torna a parlare di spiriti, demoni e non-morti.

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La masnada selvaggia dei “Walkers”.

ATLANTA E OGYGYA

Ancora, non può essere certo un caso che la prima meta di Rick Grimes appena uscito dall’ospedale sia la città statunitense di Atlanta, capitale della Georgia, che sarebbe stata adibita a centro di accoglienza e rifugio per i sopravvissuti all’epidemia che trasforma in zombie. Il nome Atlanta è infatti fin troppo semplice da collegare all’oceano Atlantico, che alcuni ritenevano essere sede dell’isola di Ogigia, al titano Atlante, che sarebbe stato

costretto da Zeus a sorreggere sulle spalle il cielo come punizione per essersi alleato proprio con Saturno/Crono, e al mitico continente scomparso di Atlantide descritto nei dialoghi platonici, che sarebbe stata dimora di una generazione di creature ‘ultra-umane’ proprio durante lo splendore senza tempo dell’Età dell’Oro.

Volendo azzardare, ci pare che neppure la scelta spaziale del Sud degli Stati Uniti sia poi così casuale. È in un caldo afoso senza sosta che si svolgono infatti le vicende che coinvolgono Rick Grimes e i suoi compagni, e in un Sud del Paese dove il sole splende sempre, il caldo è costantemente umido e soffocante, e il tempo sembra aver smesso di scorrere proprio come le ombre che a mezzogiorno si assottigliano fino a scomparire. 

Lo scenario di un mondo imprigionato e cristallizzato allo zenit, dunque, che si può far corrispondere tanto all’immobilità peculiare del tempo mitico quanto all’eterno presente di ‘fine anno’ in cui il mondo descritto nello show si ritrova, ossia un luogo a sua volta situato al di fuori dal continuum spazio-temporale in cui l’orda di zombie non-morti non smette mai di camminare sulla terra e il ritorno dell’Età dell’Oro, ossia la rinnovata ascesa del sole sulla volta celeste, viene differito ad libitum. Questo eterno presente del resto, come avremo modo di sottolineare in coda, è una dimensione non del tutto estranea all’universo delle serie TV in generale.


THE WALKING DEAD E PRISON BREAK

Per concludere questa prima sezione, infine, ci piace porre l’accento su un gruppo di analogie che TWD condivide con Prison Break, serie TV altrettanto cara al pubblico e andata in onda per la prima volta nel 2005. Al di là del palese elemento della prigione, l’evasione dalla quale (in senso fisico ma anche simbolico-esistenziale) è il tema portante di tutte le cinque stagioni di PB, ci piace mettere in evidenza altri due aspetti parecchio singolari.

Innanzitutto, forse non tutti i fan di PB sono al corrente del fatto che dopo le prime quattro stagioni, conclusesi con la morte conclamata del protagonista Michael Scofield, lo show è tornato inaspettatamente a vivere nel 2017 con una quinta stagione dopo ben otto anni di silenzio. Ebbene, nel primo episodio della quinta stagione si viene ad apprendere che Scofield è tutt’altro che morto: è stato invece costretto, per poter proteggere sua moglie e suo figlio, a lavorare per un ex-agente della CIA che porta il nome in codice di Poseidone (il noto dio ellenico del mare) e che ha relegato Scofield in una prigione dello Yemen che porta il nome – proprio così – di Ogygia.

Qui il protagonista, sotto l’identità fittizia di Kaniel Outis, è stato obbligato a fingersi morto per anni (a restare dormiente, in stato comatoso, diremo ormai noi) prima di evadere ancora una volta (leggi: risvegliarsi) e tornare nel mondo per sconfiggere Poseidone, che nel frattempo è stato in grado di sedurre la moglie di Scofield e sostituirlo nella sua vita come marito di lei e padre del figlio. Per inciso, outis, in greco antico, significa ‘nessuno’, nient’altro che il nome che l’Ulisse dell’Odissea adotta per ingannare il Ciclope Polifemo, figlio proprio di Poseidone; ed è ancora Ulisse che, secondo il racconto omerico, si trova a sostare – non a caso per sette anni – nell’isola di Ogigia, insieme alla ninfa Calipso. In PB, proprio come Ulisse nell’Odissea, Scofield riuscirà infine a liberarsi di Poseidone e riprendersi la sua famiglia, la sua vecchia vita e il suo posto del mondo: l’Età dell’Oro — potremmo dire — viene infine ristabilita.

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Arnold Böcklin, “Odysseus and Calypso”, 1882.

TERMINUS E ALEXANDRIA

È anche curioso notare la presenza in TWD del nome Terminus: si tratta del luogo dove Rick e i suoi arrivano alla fine della quarta stagione, credendo di trovarvi una comunità organizzata di sopravvissuti, ristoro e protezione dopo le terribili vicissitudini fin lì affrontate. Ma in realtà il “santuario per tutti” non è altro che un luogo terribile, dove un gruppo di efferati cannibali si ciba di altri uomini per scopi che non paiono necessariamente legati alla sopravvivenza in senso stretto.

Per quanto sarebbe affascinante approfondire la figura/archetipo del cannibale, quello che ci interessa sottolineare in questa sede è appunto il significato del nome Terminus. Non si tratta infatti soltanto del nome originale e non ufficiale della città di Atlanta (quindi una versione falsa, al negativo, in un certo senso opposta alla incantata Ogigia situata nell’Atlantico, o alla mitica Atlantide): Terminus (in Italiano ‘Termine’) è anche il nome del dio romano protettore dei diritti, delle pietre terminali e soprattutto dei confini.

Non è certo la prima volta che la parola confine, o limite, fa la sua apparizione in queste righe. Tutto nello show – così come in ogni esperienza umana dal valore esistenziale – è un discorso su quanto sia complesso stabilire confini/limiti: giusto e sbagliato, lecito e non lecito, bene e male, vita e morte, umano e non umano, ecc. Non a caso Terminus è usato in TWD come denominazione per un luogo dove i confini dell’umanità sono stati spostati ben oltre gli standard consueti, dove appunto gli uomini si cibano di altri uomini.

Ma altrettanto pregnante, se non ancor di più, è il nome del successivo luogo a cui Rick e i suoi approdano e nel quale si stabiliranno stavolta per un tempo piuttosto lungo: la zona di sicurezza chiamata Alexandria. Ancora una zona franca, un piccolo paradiso in terra, un locus amoenus isolato dal resto del mondo e dalle nefandezze a cui l’invasione di zombie ha costretto l’umanità, Alexandria condivide palesemente le origini etimologiche con la città di Alessandria d’Egitto, sede nell’antichità di quella che resta senza ombra di dubbio la biblioteca più famosa della storia.

Il significato esoterico-iniziatico di un nome che evoca la città sede della cultura e dell’antica Sapienza è più che manifesto, soprattutto se lo associamo all’altro edificio simbolo di Alessandria d’Egitto: il Faro. Annoverato tra le Sette Meraviglie del Mondo, il Faro di Alessandria era considerato una delle opere architettoniche più avanzate e moderne della tecnologia dell’epoca; non a caso rimase attivo e funzionante per oltre un millennio. Ora, le implicazioni simboliche del Faro sono piuttosto chiare: luce, illuminazione, guida.

Piccolo particolare che aggiunge un tocco di sapore in più all’intero quadro, la guida della comunità di Alexandria è una donna dalla grande cultura e dal carattere risoluto: Deanna Moore. Ebbene, il suo nome è praticamente la traslitterazione inglese del nome Diana, la dea latina della caccia che originariamente è, tra le altre cose: associata alla luce e al giorno; ritenuta protettrice delle donne partorienti, chiara simbologia di (ri)nascita; associata simbolicamente all’alloro, noto per la corona di cui si fregiano i grandi e i sapienti; associata simbolicamente al cervo [7] e in particolare alle corna, altro celebre simbolo di rinascita (le corna del cervo cadono e si rigenerano esattamente ogni anno); considerata guida femminile della Caccia Selvaggia, orda di spiriti e di non-morti [8]; e infine, cosa che ci tornerà utile più in là in queste righe, adorata nel Vangelo delle Streghe come dea dei poveri, degli oppressi e soprattutto dei perseguitati dalla Chiesa Cattolica.

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Il Faro di Alessandria, una delle Sette Meraviglie del mondo antico.

NEGAN: LA PERSONIFICAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA E DEL CRISTIANESIMO USURPATORE

E veniamo ora a Negan: interpretato dall’attore Jeffrey Dean Morgan, il personaggio in questione è uno dei villain più amati delle serie TV degli ultimi anni. Vi è subito da rilevare come egli, a parte un paio di trovate davvero crudeli in occasione della sua prima apparizione nello show, sia più un oratore che un uomo d’azione. Questa osservazione preliminare ci consente di introdurre la tesi portante di questa ultima sezione del nostro articolo: a nostro parere, Negan non è nient’altro che la personificazione della figura di Gesù Cristo come suo “doppio oscuro” e per estensione del Cristianesimo in tutte le sue accezioni più negative.

Come Gesù viene a portare un nuovo regno, ma il suo è di dominio, terrore e morte anziché di amore, fratellanza e rinascita. Come Gesù gli si associa una corona di spine, tuttavia egli non è disposto a indossarla personalmente né a subire alcun martirio o tortura per gli altri, men che mai a dare la propria vita, utilizzandola anzi per dispensare dolore e per rafforzare la propria autorità fondata sulla paura. Come Gesù, Negan porta un nuovo ordine delle cose, ma nessuno lo manda, egli ‘lavora’ solo per sé: non ha un padre alle spalle, né celeste né terreno, che è come dire simbolicamente che non ha un passato; il suo personaggio tocca ben quattro stagioni della serie (contando la nona che andrà in onda a breve in Italia) eppure non abbiamo praticamente idea di quale sia la sua back-story, mentre per raccontare il passato di alcuni personaggi anche piuttosto secondari gli sceneggiatori hanno spesso ‘sacrificato’ interi episodi-flashback.

Ci rendiamo conto che le corrispondenze tra il personaggio di Negan – unitamente a tutto quanto lo circonda – e la simbologia cristiana non sono forse palesi, ma di certo non sono neppure eccessivamente nascoste, e sono sicuramente abbastanza da poter escludere l’ipotesi della mera coincidenza. Proviamo di seguito a fornirne un elenco schematico ma dettagliato:

  • Negan e i suoi seguaci si presentano come ‘i Salvatori’ (nella versione originale The Saviors), e poiché il motto dei Salvatori è “Tutti noi siamo Negan”, per estensione Negan, loro capo, è il Salvatore per eccellenza: Salvatore è un epiteto storicamente da sempre associato a Gesù di Nazareth;
  • Negan e i suoi seguaci sono tanti, tantissimi, un numero quasi ingiustificabile, o per lo meno incomprensibile, a meno di accettare il clima di terrore e minacce con cui egli tiene a bada i suoi ranghi (‘trucchi’ non troppo dissimili dall’Inquisizione o dal noto sistema della vendita delle Indulgenze, a ben vedere);
  • il posto in cui i Salvatori vivono, sotto la guida di Negan, è chiamato “il Santuario”, proprio come vengono definiti i luoghi cristiani adibiti al culto o più tipicamente ai pellegrinaggi dei fedeli;
  • Negan chiede offerte in cibo e risorse e in linea di principio non uccide nessuno, ma la sua è una misericordia solo sulla carta, che egli mostra soltanto a patto che si accetti il suo dominio – il quale, nella quasi totalità dei casi, va ad inglobare strutture preesistenti;
  • Negan esercita il potere e il terrore brandendo una mazza da baseball del tutto personalizzata, e tutti noi sappiamo che il bastone è lo strumento simbolo tipico del pastore, colui che ammaestra le pecore, il più delle volte spaventate, cieche e per antonomasia docili e sciocche; il (Buon) Pastore, del resto, è un altro epiteto classicamente usato in riferimento alla figura di Cristo;
  • la mazza di Negan ha quasi una personalità tutta sua e persino un nome, Lucille, che rimanda chiaramente ai significati di luce, illuminazione e guida, in questo caso di un nuovo dio che va a detronizzare i precedenti impiantandosi sui loro culti;
  • Lucille è interamente ricoperta di filo spinato, attorcigliato attorno ad essa in spirali e cerchi, e questo non può non far pensare alla famosa corona di spine con cui Gesù fu crocifisso e per metonimia alla dimensione del patimento e della sofferenza che il Cristianesimo evidenzia come conditio sine qua non per la purificazione e la salvezza;
  • alla sua comparsa nella serie, vale a dire sul finire della sesta stagione, Negan usa Lucille per uccidere brutalmente due dei compagni di Rick a cui tutti i fan dello show erano molto affezionati: si tratta di Glenn Rhee, di cui Maggie Green resterà prima incinta e poi vedova, e Abraham Ford; ci pare inevitabile soffermarci su questo secondo nome e sottolinearne la chiara valenza: il nuovo profeta, Gesù, scalza con violenza quello vecchio, Abramo, proprio come il Nuovo Vangelo e il Nuovo Testamento rimpiazzano i Vecchi;
  • il braccio destro più spietato e fedele di Negan, forse uno dei pochi davvero dediti senza freni inibitori alla sua causa, si chiama Simon; ebbene, non è difficile immaginare che, laddove Negan dovesse morire, Simon prenderebbe il suo posto: tutti noi certamente ricorderemo da quanto narrato nei Vangeli che proprio Simone è il nome dell’apostolo prediletto da Gesù, tanto che il Salvatore cambierà il suo nome in Pietro e ne farà il suo successore, ossia quello che la storia identifica come primo Papa (“Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia chiesa”, Matteo 16,18).

Da ultimo, se questo non fosse abbastanza, vogliamo ricollegarci a un argomento cui poco sopra abbiamo solamente accennato di sfuggita: l’ormai comprovata ‘tecnica’ usata più e più volte dalla Chiesa Cattolica, nella storia, di appropriarsi o sovrapporsi a strutture religiose e cultuali già esistenti fagocitandone gli aspetti salienti e i tratti più distintivi per poter essere con più facilità accettata dalle masse [9]. Tra gli espedienti utilizzati, solo per citarne alcuni dei meno sofisticati: la trasformazione di luoghi di culto pagani in chiese, la sovrapposizione delle figure dei Santi a divinità/figure tradizionali autoctone delle regioni da evangelizzare, la detronizzazione di divinità pagane con annessa introduzione di santi cristiani dalle medesime caratteristiche, ecc.

Il quadro è ormai del tutto chiaro e, per altro, non troppo dissimile da ciò che la storia ci mostra: questo terribile anti-Cristo compare come dal nulla, raduna con fretta ed efficienza apparentemente inspiegabili uno sterminato esercito di seguaci pronti a dare la vita per lui grazie a un cocktail misto di minacce sul Purgatorio e l’Inferno e promesse di ‘salvezza’, domanda sacrifici e offerte, e soprattutto si appropria di tutte le strutture preesistenti associate alla cultura e/o alla luce (come la città di Alexandria, che nella sua versione storica di Alessandria d’Egitto fu appunto l’ultimo baluardo simbolo della cultura ellenistica e ‘pagana’ che il Cristianesimo ebbe bisogno di seppellire per imporsi), sprofondando così l’umanità in un’era di tenebra e terrore e scongiurando così il ritorno dell’Età dell’Oro.

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Negan.

CONCLUSIONI

Certi di aver tralasciato e dimenticato molto, ci piacerebbe continuare ad analizzare anche molti altri aspetti minori ma non per questo meno significativi presenti in TWD, come ad esempio il Regno, il personaggio del Re Ezechiele, la sua tigre dal nome affatto casuale di Shiva, la ‘regola’ per cui l’unico modo per uccidere uno zombie sia colpirlo al centro della testa, proprio in corrispondenza della sede del ‘terzo occhio’, e tante altre figure/topoi che certamente ad un esame più attento rimandano a miti, tradizioni e leggende ben precisi e altrettanto affascinanti di quelli finora citati. Tuttavia, adesso ci accontenteremo di trarre le fila del discorso e concludere con la tesi che intendevamo dimostrare.

Le serie TV stesse sono isole fuori dal tempo, proprio come Ogigia. I loro protagonisti raramente nascono, spesso corrispondono ad archetipi specifici, e anche se a volte muoiono restano vivi nella mente di chi ha seguito la loro storia con fedeltà e si è affezionato a loro: in questo senso ci sentiamo di dire senza paura di sbagliare che essi non saranno forse dèi per noi, ma di certo semidei o quanto meno ‘eroi’ (nel senso ellenico del termine) e il telefilm moderno non è altro che una delle forme contemporanee che il mito ha assunto per soddisfare la sua necessità di perpetuare se stesso e i propri insegnamenti archetipici [10].

In particolare alcuni show lasciano intendere come messaggio di fondo che neppure la morte stessa sia qualcosa di veramente definitivo. Infatti la morte di un personaggio, per quanto compianta e acclarata, e il suo viaggio più o meno articolato negli Inferi o in qualche dimensione altra, non corrispondono più a una dipartita certa e finale: basti pensare ai qui analizzati Prison Break e TWD, ai particolari zombie e a quanto accade a Jon Snow in Game Of Thrones [11], alle innumerevoli spedizioni in Paradiso, Inferno e Purgatorio dei fratelli Winchester in Supernatural, e persino, volendo sorridere, alla storica serie al femminile Desperate Housewives, in cui la protagonista che perde la vita nell’episodio pilota ‘sopravviverà’ per otto stagioni intere diventando voce narrante fuori campo di tutte le vicende che vedono coinvolte le sue amiche e vicine di casa.

Bisogna comunque sottolineare che gli scenari post-apocalittici che l’uomo racconta sono sempre luoghi/tempi in cui c’è ancora dell’umanità. Decimata, forse, ma ancora viva e pur sempre umanità. In questo senso l’Apocalisse si rivela ancora una volta essere ciò che esotericamente è sempre stata, ossia non la fine di tutto ma la fine di un tutto così come lo conosciamo, il che costituisce una leggera ma enorme differenza. Insomma, il viaggio di Rick Grimes è tutt’altro che concluso. Sarà infine Negan ad averla vinta, in un modo o nell’altro? Se Negan sarà sconfitto, sopraggiungerà un altro ‘dio’, ancora più spietato e potente, a tentare di instaurare il suo dominio? E soprattutto, poiché Maggie Rhee è tuttora incinta del compianto marito Glenn, vi lasceremo andare con un’ambigua allusione che solo gli addetti ai lavori e i veri appassionati potranno cogliere: chi salverà il figlio della vedova?

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[1] Cfr. A. Massaiu, Storie di mondi passati: da Samhain a Halloween, su AXIS mundi.

[2] Su Saturno/Kronos in coma, cfr. M. Maculotti, Apollo/Kronos in esilio: Ogigia, il Drago, la “caduta” e A. Casella, Saturno, il Sole Nero dei primordi, su AXIS mundi.

[3] Sul mito dell’occultamento del re antico, cfr. D. Perra, Il mito dell’occultamento nelle tradizioni eurasiatiche, su AXIS mundi.

[4] Su Re Artù e Odino come “rex quondam, rexque futurus” e come conduttori della Caccia Selvaggia, cfr. G. Failli, La Masnada di Hellequin: da Wotan a Re Artù, da Herla ad Arlecchino, su AXIS mundi.

[5] Sulla Caccia Selvaggia e l’esercito dei morti, cfr. G. Failli, Il Meraviglioso nel Medioevo: i “mirabilia” e le apparizioni dell’ “exercitus mortuorum” e G.M. Mollar, I “Ghost Riders”, la “Chasse-Galerie” e il mito della Caccia Selvaggia, su AXIS mundi.

[6] Sulla “crisi solstiziale” e la menzionata “apertura dei confini che separano il mondo dei vivi da quello dei morti” durante la stagione invernale, cfr. M. Maculotti, Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinità del ‘Sole invernale’ e Il substrato arcaico delle feste di fine anno: la valenza tradizionale dei 12 giorni fra Natale e l’Epifania, su AXIS mundi.

[7] Sul simbolismo del cervo come portatore della ri-nascita dell’Anno, cfr. M. Palmesano, La magia delle Mainarde: sulle tracce delle Janare e dell’Uomo Cervo, su AXIS mundi.

[8] Su Diana come conduttrice della Caccia Selvaggia, cfr. M. Maculotti, I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilità, su AXIS mundi.

[9] Sull’azione nefasta della Chiesa nei confronti degli antichi culti pagani, cfr. M. Maculotti, Da Pan al Diavolo: la ‘demonizzazione’ e la rimozione degli antichi culti europei, su AXIS mundi.

[10] Su un certo tipo di simbolismo iniziatico-esoterico nelle serie TV (e nel cinema), cfr. M. Maculotti, I segreti di Twin Peaks: il “Male che viene dal bosco” e Paolo Riberi: il “Rinascimento Gnostico” nel cinema moderno, su AXIS mundi.

[11] Sul simbolismo esoterico in GoT, cfr. R. Cecchetti, “Game of Thrones”: Bran, il corvo, la tessitura, su AXIS mundi.


 

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